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René le Florentin: le radici italiane dell'arte profumiera

René le Florentin: le radici italiane dell'arte profumiera

Quando si pensa all'arte profumiera viene subito in mente la Francia, che vanta una tradizione secolare in materia: ma in pochi pochi sanno che ad introdurla fu un italiano di nome Renato Bianco.

La storia del profumo, infatti, ha un capitolo italiano tanto affascinante quanto dimenticato. In questo articolo ripercorriamo la nascita della profumeria europea e scopriamo chi ha inventato il profumo come lo intendiamo oggi: un viaggio che parte dalle corti rinascimentali d’Italia e arriva fino al packaging per profumi dei giorni nostri.

René le Florentin, le radici italiane delle grande profumeria

Ribattezzato René le Florentin dai francesi, il maestro profumiere giunse alla Corte parigina nel 1533 al seguito di Caterina de’ Medici sposa del Duca d’Orléans, futuro Re di Francia. Fu dunque lui ad introdurre alla corte francese l’uso dei profumi, già largamente utilizzati nelle Corti italiane. Caterina de’ Medici proveniva da una città, Firenze, in cui le fragranze erano regolarmente indossate dalle dame di nobile casato, e quasi tutti i conventi dei maggiori centri urbani d’Italia avevano almeno un frate alchimista che si dedicava alla lavorazione delle erbe e all’estrazione delle loro essenze.

Fu ovvio per lei, prossima regina del popolo francese, portare al suo seguito oltre a paggi e dame di compagnia, anche il proprio profumiere di fiducia Renato Bianco che lì scoprì una società a suo modo raffinata, ma che non aveva la cultura dei buoni odori. Giunto a Parigi al seguito di Caterina aprì una sua bottega a Pont Saint Michel, una delle vie più eleganti della capitale: il negozio di René le Florentin - chiamato ormai così dai francesi - fu meta della migliore società parigina e le essenze prodotte dal maestro divennero ben presto elemento indispensabile per la nobiltà cittadina.

Grazie al lavoro del profumiere italiano aprirono botteghe di profumi in tutta Parigi per soddisfare una società ormai desiderosa di fragranze profumate.

Rene le Florentin e Caterina de’ Medici

Il primato italiano nella profumeria

Se oggi la Francia è considerata la patria dei profumi, le sue radici affondano in Italia. Chiedersi chi ha inventato il profumo ci riporta molto indietro nel tempo: profumi e unguenti erano già diffusi nelle grandi civiltà antiche, tra cui:

•     gli Egizi, che li impiegavano nei riti religiosi e nell’imbalsamazione;

•     i Greci, che li associavano alla bellezza e alla medicina;

•     i Romani, che ne fecero un simbolo di lusso nella vita quotidiana.

Ciò che avvenne nel Rinascimento fu però qualcosa di diverso: la nascita della profumeria come arte codificata, con maestri, botteghe e formule custodite gelosamente.

In questo passaggio l’Italia ebbe un ruolo da protagonista. La storia del profumo moderna deve moltissimo a Firenze e a figure come Renato Bianco, capace di trasformare la lavorazione delle essenze in una vera e propria arte. La tabella seguente riassume le tappe principali di questa evoluzione.

Periodo

Protagonista

Contributo alla nascita della profumeria

Primo Cinquecento, Firenze

Conventi e frati alchimisti

Lavorazione delle erbe ed estrazione delle prime essenze

1533

Caterina de’ Medici

Porta l’uso dei profumi dalla corte italiana a quella di Francia

Dal 1533, Parigi

Renato Bianco (René le Florentin)

Apre a Pont Saint Michel una delle prime botteghe di profumi

Metà Cinquecento

L’Eau de la Reine (Acqua della Regina)

La celebre acqua profumata, simbolo della nuova profumeria

Fine Cinquecento

Corti di Parigi e Londra

Si pongono le basi della futura industria profumiera europea

 

Da quelle prime botteghe artigiane molto è cambiato, ma la cura resta la stessa: anche la scelta dei flaconi in vetro custodisce oggi l’identità di un’essenza.

Pomander: gioielli come profumatori

I profumi facilitavano i rapporti, rendevano gradevoli gli approcci e smorzavano i cattivi odori. Infatti, mentre in Italia il profumo e la cosmesi erano ampiamente utilizzati, a quell’epoca in Francia la pulizia personale e le fragranze erano pressoché sconosciute. La città e le persone stesse, secondo le testimonianze dell’epoca, emanavano un olezzo che colpì la giovane Caterina, la quale destò molta curiosità quando, arrivata a Parigi, iniziò ad utilizzare sempre un pomander profumato per coprire il proprio olfatto dal cattivo odore e proteggersi dalle infezioni.

Il pomander era solitamente un ciondolo a forma di sfera, fatto di argento, oro o avorio, adornato con pietre preziose, che aveva la possibilità di contenere al suo interno sostanze profumate di diverso tipo. Spesso questi gioielli avevano più di uno scompartimento per consentire l’inserimento di diversi tipi di fragranze che potevano così essere annusate singolarmente o tutte insieme. A quell’epoca era la soluzione per evitare profumi sgradevoli, e si credeva anche che l’uso dei pomander fosse un amuleto contro le malattie.

Pomander: gioielli come profumatori

Con i loro scomparti che accoglievano essenze sempre nuove, quei gioielli anticipavano un’idea molto attuale: oggi i flaconi ricaricabili permettono di riutilizzare il contenitore in ottica sostenibile.

L'Acqua della Regina: l'inizio della grande cultura del profumo

La passione di Caterina de Medici per i profumi, legata naturalmente alla sua posizione sociale, portò per emulazione tutta l’aristocrazia ad iniziare a profumarsi e a rivolgersi a Renato Bianco. Per questo motivo la sua figura divenne estremamente popolare per l’epoca e tuttora è ricordato come il capostipite della profumeria francese che in effetti nacque con il suo arrivo in Francia. Quest’epoca fortunata e splendente per l’arte profumiera fu un periodo di grande creatività, che esaltò la bellezza e la sensualità, tutto ciò grazie al contributo di quelle materie prime fino ad allora sconosciute che gli esploratori portavano dai loro viaggi e a grandi personaggi che amavano i profumi, come Caterina Sforza, Lucrezia Borgia, Cosimo de’ Medici, solo per citarne alcuni.

Fu da Firenze dunque e dalla passione tutta Made in Italy, all’avanguardia nell’arte dei profumi, che si diffuse rapidamente la moda delle essenze. A Londra, durante il regno di Elisabetta I e a Parigi, grazie a Caterina de’ Medici e alla sua Acqua di Colonia - L’Eau de la Reine “l’Acqua della Regina” realizzata da Renato Bianco - si posero le basi per quella che diventerà poi la grande industria profumiera europea.

Quell’eredità continua ancora oggi: come allora, per far conoscere una nuova essenza si parte spesso dai flaconi per campioncini, il modo più immediato per farla provare.

Dalla storia al flacone: il packaging che racconta un profumo

Se un tempo il valore di una fragranza si intuiva dal pomander che la custodiva, oggi è il packaging a raccontarne l’identità ancor prima di annusarla. Proprio come le prime essenze di Renato Bianco venivano offerte alla nobiltà per conquistarne il favore, anche oggi la scelta del contenitore giusto fa la differenza.

Per vestire e personalizzare al meglio una fragranza si può contare su soluzioni diverse:

•     boccette roll-on, pratiche e mirate, perfette per il formato da viaggio;

•     flaconi serigrafabili, per stampare logo e grafiche personalizzate sul vetro;

•     accessori per profumi, per curare ogni dettaglio, dalle chiusure alle finiture.

E chi cerca un risultato coordinato e chiavi in mano può ispirarsi alla collezione Euphoria, degna dell’eredità di René le Florentin.

Domande frequenti

Qual è il profumo più antico mai ritrovato?

Alcune tra le più antiche testimonianze di profumi sono state rinvenute a Cipro e risalgono a circa 4000 anni fa. Già nell’antichità, quindi, l’uomo distillava fiori, resine e spezie per creare essenze profumate.

Dove si può scoprire oggi la tradizione profumiera fiorentina?

Un luogo simbolo è l’Officina Profumo-Farmaceutica di Santa Maria Novella a Firenze, tra le più antiche del mondo, nata dal lavoro dei frati domenicani. Rende ancora oggi l’idea di come nacque l’arte delle essenze in Italia.

Che differenza c’è tra eau de parfum, eau de toilette ed eau de cologne?

La differenza sta nella concentrazione di essenza: l’eau de parfum è la più intensa e persistente, l’eau de toilette è più leggera e quotidiana, mentre l’eau de cologne ha la percentuale più bassa e una durata più breve.

Come si conserva correttamente un profumo?

Per preservarne l’equilibrio conviene tenerlo lontano da luce, calore e sbalzi di temperatura, in un luogo fresco e asciutto e nel suo flacone in vetro ben chiuso, che protegge l’essenza dall’ossidazione.

Chi è il “naso” nella creazione di un profumo?

Il “naso” è il profumiere esperto che compone le fragranze, dosando le materie prime per costruire un accordo armonico. È l’erede diretto di maestri come Renato Bianco, capaci di trasformare le essenze in un’opera d’arte olfattiva.

 
 
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